Settimana caratterizzata da molto più tempo libero del normale, grazie alle feste del 1-2 novembre, per lo più trascorse in casa a causa della tempesta Ciaran.

  • 🏛️ This is no longer Halloween, ma il top della settimana è stato visitare il Tim Burton’s Labyrinth, mostra external link dedicata alle creazioni del regista di Beetlejuice, avara di effettivi reperti dai film, ma di grande atmosfera. Passando da una stanza all’altra - ognuno crea il proprio percorso scegliendo una porta di volta in volta - ci si aggira tra riproduzioni a grandezza innaturale di personaggio come Edward Scissorhands, il Cappellaio Matto, la Sposa Cadavere, diversi Oompa-loompa, marziani che attaccano, eccetera. Dopo i passaggi a Madrid e Paris, ora l’evento è a Bruxelles. Consigliatissima, seppur con il rimpianto di non aver trovato la porta giusta per venire faccia a faccia con Il Pinguino;

  • 🎮 visto che si parla tanto di Super Mario Wonder, ho rispolverato la Nintendo Switch cercando di avanzare in Super Mario Bros U Deluxe, che periodicamente (annualmente?) riprendo in mano dimenticandomi di quanto non sia più portato per i platform game. Con qualche soddisfazione e un notevole dispendio di tempo, sono riuscito a passare dal mondo Meringue Clouds a Peach’s Castle, che immagino sia l’ultimo del gioco; ancora un paio d’anni e dovrei farcela!

  • 📖 comprato forse da un decennio, ho finalmente iniziato a leggere Is That a Fish in Your Ear? di David Bellos: un libro che parla del concetto di traduzione e (suppongo) delle difficoltà delle traduzioni da una lingua all’altra. È un soggetto che mi affascina, anche se dopo un paio di capitoli ho la sensazione che lo stile di scrittura abbondi in esempi e ripetizioni che estendono ogni concetto per pagine e pagine;

  • 🎵 alle mie impressioni da ex-Beatlemaniaco su Now and Then ho dedicato un post a parte ;

  • 📺 la visione più interessante della settimana è stata generata dal quinto episodio di Loki (il migliore della stagione) e dal ricordarmi che - a parte Synchronic - non avevo ancora affondato gli occhi nel tanto osannato cosmic horror di Justin Benson ed Aaron Moorhead;

  • 🎬 ho recuperato così in un paio di giorni Resolution e The Endless: il primo - che mi ha ricordato il primo Saw per l’economia della messa in scena -, mi ha lasciato a bocca aperta per buona parte del suo svolgimento, incapace di anticipare cosa sarebbe successo; al termine di Resolution non ho potuto frenarmi dal cominciare immediatamente la visione di The Endless che, più convenzionale ed esplicito, ha comunque saputo sorprendermi (con un momento decisamente ‘wtf?!’), oltre a fornire una conveniente (e in parte irrilevante) chiave di lettura per il primo film. Entrambi direttamente nella lista dei film preferiti ever, con Resolution a rasentare le cinque stelline;

  • 🎬 un pomeriggio casalingo mi ha anche convinto a noleggiare in streaming Lawrence of Arabia (in quante altre occasioni avrei le energie per guardare un film di quasi quattro ore?). Universalmente lodato come capolavoro, non mi ha coinvolto quanto altri film di David Lean come Brief Encounter o The Bridge on the River Kwai: il problema è che non ho veramente capito il personaggio Lawrence, in continua oscillazione fra l’istrionismo megalomane (le espressioni di Peter O’ Toole mi hanno ricordato più di una volta quelle di Johnny Depp) ed il senso di colpa colonialista, ma senza che si evidenzi mai un passaggio intermedio tra i due stati d’animo. Prossima fermata, Doctor Zhivago?

  • 🎬 dal sacro Lean al profano, in settimana ho ceduto alle insistenze di Netflix che mi proponeva l’horror spagnolo Veronica di Paco Plaza, che solo a posteriori ho identificato come il co-autore di Rec; non è così inesorabile come per il found footage, ma riesce a mettere in scena un paio di sequenze molto efficaci;

  • 🎬 da Veronica al suo spin-off che Netflix ha appena rilasciato - Sorella Morte, sempre di Plaza - il passo è stato breve: un horror più d’atmosfera che di vera paura, che si distingue per un denouement piuttosto originale;

  • 🎬 lo stesso non si può dire per un’altra pellicola a tema, il The Nun ‘original’ di Corin Hardy, che comunque ho trovato meno pessimo di quanto le recensioni e Letterboxd abbiano lasciato intendere. Ormai sotto i lineamenti della ‘suora malefica’ riconosciamo il viso di Bonnie Aarons, e non fa più lo stesso effetto; peraltro niente rende il film surreale quanto Michael Smiley in un abito sacerdotale.